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L’acqua di Dolle. Andrea Zanzotto

Zanzan!

Ora viene a consolarmi
con una lunga visita
l’acqua di Dolle
che portò dieci colline al paese
sfuggì tra le api e i lor castelli di acume
toccò le forme sensitive
di un’isola di pura sabbia,
ora viene quest’acqua ch’io sospiro
perché traspare dalle tue
membra gemelle;
perché a lungo
indugiò nello scrigno d’ombra
dove il fico s’affaccia guardiano
e il sole non fa più musco né felce,
dove sono già aperte
le scene da festa del cielo.
Acqua ignara della creta
che già fuoriesce dai suoi viluppi,
fiera del rosso momentaneo
dei fiori celebrati da quest’ora,
tu vai dovunque lambendo e tentando
le più ritrose solitudini:
lasciatemela mia,
per la mia lampadina di chiocciola
per l’orto di che il nano è mezzadro,
lei dal fittissimo alfabeto
lei che ha i messaggi
di nobili invasioni
degli astri che ritornano dalle alpi
ormai pingui d’argento,
lei che va promettendo
una notte fresca come un domani.

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